fbpx

MONTERAPONI PARTNER DELL’ITALIAN WINE CRYPTO BANK

Dec 17, 2021

Anna Paclet visita la rinomata azienda vinicola di Radda di Chianti che ha appena aderito all’Italian Wine Crypto Bank (IWCB) con Baron Ugo, 2016. Monteraponi è solo l’ultima di importanti cantine (https://italianwinecryptobank.io/wines-and-wineries/) che hanno aderito all’IWCB, l’unica banca del vino cripto che combina vini pregiati, blockchain e criptovaluta.

MONTERAPONI, QUANDO FARE VINO È SCRITTO NEL DESTINO

Radda in Chianti si trova nel cuore della denominazione del Gallo Nero, ma in una zona estremamente caratteristica data dall’altitudine e da una campagna selvaggia. Michele Braganti, vignaiolo e proprietario di Monteraponi mi sta aspettando ed io non vedo l’ora di fare colazione con i suoi vini…

Quando vado a trovare i produttori amo percorrere il tratto finale di strada a piedi, prendendomi il tempo per immergermi nelle campagne che mi circondano, osservando i vigneti, la composizione del terreno:

camminando lungo lo sterrato il mio vestito nero è completamente ricoperto da un’impalpabile polvere bianca di alberese, che riflette la luce tra i filari, che mi colpiscono per la loro ardita pendenza. Da una vigna salta fuori un capriolo che sparisce nel bosco con due rapidi balzi: l’armonia con la natura di questo luogo è evidente.

Michele mi accoglie mi racconta il suo luogo del cuore, scanzonato ed irriverente ma allo stesso tempo commosso e conscio di quella che per lui è stata una storia fortunata.

La famiglia Braganti è una famosa famiglia di argentieri fiorentini, nel 74 il padre di Michele comprò il borgo medievale di Monteraponi che giaceva in stato di abbandono, dove inizia a vinificare, per divertimento, per poter regalare ad amici e clienti qualche bottiglia di vino.

Ma è nel ‘97 che inizia l’avventura di Michele come vignaiolo, quando a 23 anni, viene mandato in punizione a Monteraponi, dove viene spinto dai genitori a sistemare il borgo e darsi alla vita di campagna. Mai punizione si rivelò più felice, in un periodo dove tutti abbandonavano la campagna Michele si ritrova a scoprirla, ad imparare da un unico operario le buone tecniche contadine.

Da principio enologi illustri passarono da Monteraponi scuotendo la testa, dicendo che il Sangiovese a quelle altitudini matura male, viene scarno, e suggerendo a Michele di disfarsi delle vecchie vasche in cemento per sostituirle con acciaio, e legno, e piantando vitigni internazionali per arricchire il vino.

Ma Michele ha una visione diversa, pulita e franca, che trova riscontro nella stessa visione di Daniele Rossellini, che ben lo consiglia, mantenendo le vasche di cemento ed usando i legni in maniera sapiente.

Il coraggio e l’audacia di Michele ha portato Monteraponi a formare quella sua personalità unica che lo distingue da tutti i vicini: lo stile borgognone, elegante fresco e sferzante.

L’azienda, biologica certificata conta più di 200 ettari tra boschi, fiumi e laghetti, 12 ettari e mezzo di vigna, dove la più “bassa” sorge a 400 mt.

Vi parlerò di Baron Ugo, uno dei vigneti più antichi, soltanto un’ettaro che siede a ben 570 mt sul livello del mare. La posizione orientata a sud est è perfetta poiché l’uva vede il primissimo raggio di sole, e la pendenza eccezionale porta ad avere uve in perfette condizioni sanitarie.

La produzione di questa vigna è ovviamente limitatissima, poche migliaia di bottiglie da uva selezionata scrupolosamente, un blend naturale a base di Sangiovese, dove fanno capolino anche colorino caniaolo e trebbiano, come tradizione vuole.

Baron Ugo 2016 nel bicchiere richiama ancora la mia amata Côte de Nuits, il colore rubino, scarico ma luminoso e brillante, al naso la mammola, l’iris ed il lillà ma la complessità e gli aromi si inseguono, ora note cipriate ora balsamiche, in bocca un sorso sapido e sanguigno, ed i tannini invece setosi e finissimi.

La migliore colazione che avessi potuto desiderare. Bravo!

Anna Paclet