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CAPEZZANA: LE RADICI DEL CARMIGNANO DOCG, PRIMA DOC DEL MONDO

Aug 5, 2021

Oggi vi porto a scoprire la Denominazione più antica del mondo, il Carmignano.

«Anna vieni a trovarci a Capezzana, è un luogo magico» mi scrive Filippo Contini Bonaccossi. Non me lo faccio ripetere due volte, il giorno dopo sono già in viaggio.

Nel cuore della Toscana, le colline del Carmignano si ergono tra Firenze, Prato e Pistoia, creando una cornice unica e variopinta: boschi verdeggianti, uliveti, cipressi e laghetti. Un paesaggio dinamico e sinuoso, che ti inebria al primo sguardo.

Oggi, sono solo 14 le aziende che producono il loro vino a Carmignano.

Che questo territorio fosse il luogo ideale per coltivare la vite e gli olivi, infatti, lo avevano capito bene anche gli Etruschi e poi i Romani, i cui numerosi reperti indicano una vocazione incomparabile, tra questi una pergamena dell’anno 804 d.C che documenta un contratto d’affitto per la coltivazione di viti ed olivi.

La Tenuta di Capezzana affonda le sue radici, e quelle delle sue vigne, in questa terra ricca di storia.

Fu Monna Nera Bonaccorsi a costruire la tenuta nel 1475.

Numerose famiglie nobili si susseguirono perpetrando le tradizioni vinicole e documentando attentamente i disciplinari di produzione del Carmignano.

Caterina de Medici, grande cultrice del vino di qualità, fece piantare qui la sua amata Uva Franca (Il Cabernet Franc), che venne assemblata con il toscanissimo Sangiovese, fondendo così, per la prima volta, il territorio toscano con quello francese e dando vita al primo dei famosi Super Tuscan.

I parallelismi tra Bordeaux e Carmignano, in effetti, non mancano, dalla composizione del suolo, ricco di argilla, limo, ma anche galestro e alberese, alla latitudine similare, come il microclima, dagli impressionanti sbalzi termici tra notte e giorno.

Come i vini bordolesi i vini di Capezzana sono vini che necessitano la giusta attesa e che hanno il potenziale di sviluppare al meglio la propria espressività dopo almeno una decade.

Vittoria e Alessandro Contini Bonaccossi prendono in mano la tenuta nel 1920; amanti e collezionisti d’arte riescono a traslare la loro passione nel vino, avviando la raccolta di un preziosissimo archivio storico.

Nelle loro intricate cantine si trovano, infatti, le bottiglie prodotte dal 1925.

Per mantenerne uno stato di ottimale di preservazione queste vengono periodicamente riabboccate e il sughero sostituito con cura. Pochi luoghi al mondo consentono un’esperienza in verticale così profonda.

Menzione speciale va al Vin Santo prodotto in questa Tenuta, fatto con uve San Colombano e Trebbiano Rosa, varietà unica di questa azienda, e affinato 6 anni in caratelli di legno «che non si buttano via mai!» mi racconta Beatrice Contini Bonaccossi, direttrice commerciale. In effetti sono uno diverso dall’altro, alcuni rattoppati, altri trasudanti vin santo denso e profumato, ognuno di questi dona un’impronta caratteristica al vino.

«mia sorella Benedetta (la wine maker)» continua a raccontare Beatrice «d’inverno dorme con le finestre aperte, per percepire le variazioni di umidità potenzialmente dannose per l’uva messa a essiccare, se qualcosa non le torna salta giù dal letto e corre in vinsantaia per controllare l’umidità»

L’amore per il vino e per Carmignano passa di generazione in generazione e tutti i membri della famiglia Contini Bonaccossi trovano la loro vocazione all’interno dell’azienda, dalla vigna, alla cantina, al marketing e lo sviluppo commerciale, prendendosi cura ciascuno a suo modo, ma con la stessa passione. L’azienda è biologica certificata dal 2015.

Aveva ragione Filippo, Capezzana, è realmente un luogo magico.

 

Anna Paclet